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Comitato Territoriale Si Separa Basso Jonio Cosentino "Avv. Angelo Donnici"

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Giustizia indipendente, responsabile, credibile

Votare SÌ significa scegliere una giustizia davvero terza, in cui chi accusa e chi giudica percorrono strade diverse, con responsabilità chiare e non sovrapponibili. La riforma mette in Costituzione la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti: due percorsi distinti che si incontrano solo nel processo, nel rispetto dei ruoli, per garantire al cittadino un giudice imparziale e un pubblico ministero forte e autonomo. È una scelta di civiltà istituzionale, pensata per restituire fiducia nella giustizia senza indebolire l’azione penale.

Questa architettura si regge su un doppio pilastro di garanzie: due Consigli superiori, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Non c’è frattura dell’ordine giudiziario, ma un rafforzamento della sua autonomia interna. La massima Istituzione di garanzia resta al vertice, mentre ciascun Consiglio si occupa della propria funzione, con regole disegnate per evitare sovrapposizioni e zone d’ombra.

Per spezzare l’inerzia delle correnti, la riforma introduce il sorteggio entro elenchi qualificati. La componente laica nasce da una rosa di professori di diritto e avvocati che il Parlamento individua in seduta comune; la componente togata è estratta tra i magistrati delle rispettive carriere. Anche il vicepresidente proviene dall’elenco parlamentare. Non è arbitrio, ma una tecnica costituzionale per rendere gli incarichi meno prevedibili e quindi meno condizionabili, mantenendo alto il profilo di competenza.

La credibilità si gioca anche sul terreno della disciplina. Per questo la giurisdizione disciplinare viene affidata a un’Alta Corte autonoma, composta da quindici giudici con requisiti rigorosi e una presenza significativa di magistrati di comprovata esperienza. Le decisioni sono appellabili davanti alla stessa Corte in diversa composizione, così da assicurare il doppio grado senza interferenze esterne. È un passo avanti netto: si separano i piani, si specializza il giudice, si proteggono insieme indipendenza e responsabilità.

Infine, la riforma riorganizza in chiave trasparente la gestione delle carriere. Ai Consigli vengono affidati assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. Si abbraccia un lessico—e soprattutto una pratica—di merito misurabile, periodico, verificabile. Meno alchimie, più criteri chiari; meno appartenenze, più qualità del servizio reso ai cittadini.

Il SÌ non è un salto nel vuoto, ma un investimento nella fiducia pubblica. Significa dire basta alle opacità che hanno logorato l’immagine della giurisdizione e aprire una stagione in cui terzietà, merito e responsabilità tornano ad essere parole concrete. Due carriere per una giustizia più giusta; due Consigli per un’autonomia più solida; un’Alta Corte per una disciplina più credibile. Per queste ragioni, al referendum costituzionale, noi e gli italiani sceglieremo SÌ.


Fondatori:


Fabio Pugliese, Coordinatore del Comitato Si Separa Basso Jonio Cosentino "Angelo Donnici


Kevin Mangone, consigliere comunale di Calopezzati
Massimiliano Morello, consigliere comunale di Crosia
Paolo Pignataro, sindaco di Terravecchia
Antonio Scarnato, consigliere comunale di Cariati
Giandomenico Ventura, consigliere comunale di Pietrapaola


La storia di Angelo Donnici, travolto dalla giustizia mediatica e ucciso dalla gogna

"Il Foglio", 20 dicembre 2025 - di Luca Rocca

“Ognuno di noi ha un punto limite, e quello era il suo. A mio padre potevano fare di tutto, aveva un carattere forte, ma l’arresto lo ha distrutto. Non si è più ripreso. Nemmeno il nipotino, nato da poco, riusciva più a strapparlo dal ricordo di quell’esperienza”. È quasi commosso, parlando col Foglio, l’avvocato Mario Donnici, figlio dell’ex sindaco di Mandatoriccio, Angelo Donnici, uno dei tre primi cittadini coinvolti nella mega-inchiesta “Stige”, condotta il 9 gennaio del 2018 dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (all’epoca guidata da Nicola Gratteri) e conclusasi pochi giorni fa con l’assoluzione dei politici e degli imprenditori. Il nome del sindaco che per otto anni ha guidato il piccolo centro in provincia di Cosenza, però, è stato dimenticato quasi da tutti. Non da chi, come i suoi famigliari, hanno vissuto il suo dramma da vicino. Donnici aveva lasciato la carica di sindaco da qualche settimana, quando alla sua porta si presentarono all’alba le forze dell’ordine. Finì nel carcere di Cosenza con l’accusa di una turbativa d’asta, risalente addirittura al 2011, aggravata dal metodo mafioso (nello specifico, si trattava dell’affidamento dei lavori per il taglio boschivo). Ci rimase venti interminabili giorni. Chiunque lo conoscesse lo descrive come una persona perbene. E quando una persona perbene, e innocente, finisce dietro le sbarre, quello spesso è solo l’inizio della fine. L’ex sindaco subì un crollo fisico e psichico, di cui più volte hanno parlato i suoi legali, Tommaso Caliciuri e Roberto Laghi.

Il 29 gennaio di quell’anno il tribunale del Riesame di Catanzaro, però, annullò l'ordinanza di custodia cautelare. Secondo i giudici, infatti, “pur dovendosi ritenere sussistente un grave quadro indiziario inerente all’avvenuta turbativa d’asta (…), non è emerso che l’indagato abbia apportato alcun contributo concreto alla perpetrazione dell’illecito”. E ancora: “Non si rinviene dalle risultanze investigative l’evidenza di una sua diretta partecipazione agli accordi criminosi. Egli non risulta (…) aver preso parte alle conversazioni telefoniche di interesse investigativo, né il suo apporto viene richiesto, o comunque menzionato, dagli interlocutori”. Il Riesame aggiungeva che non vi era “evidenza di un suo diretto coinvolgimento nella vicenda da cui se ne possa inferire la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico”. Parole chiare, così commentate dai legali di Donnici: “Il tribunale del Riesame ha emesso un netto verdetto di innocenza”. Verdetto che, al contrario, non convinse la Dda di Catanzaro guidata da Gratteri, che impugnò l’ordinanza del Riesame. Ma nel maggio del 2018 la Corte di Cassazione dichiarò l'inammissibilità del ricorso, evidenziando che “gli elementi, di cui si censura l'omessa valutazione, non sono idonei a scardinare l'impianto dell'ordinanza, la cui ricostruzione fattuale risulta connotata da logicità e completezza e vede altri soggetti come gravemente indiziati di concorso, escludendosi un’attiva partecipazione del Donnici”.

Il 26 settembre del 2019 Donnici venne assolto dal gup distrettuale di Catanzaro, che così motivò la sentenza: “Rileva il giudice che nel capo di imputazione non è nemmeno descritta la condotta che avrebbe tenuto nella vicenda analizzata, e che, in ogni caso, dagli elementi raccolti non è possibile cogliere alcun comportamento penalmente rilevante. Deve pertanto concludersi per l’assoluzione dell'imputato per non aver commesso il fatto”. “Anche dopo la scarcerazione decisa dal Riesame, l’unica fra i 169 arrestati, e dopo l’assoluzione – racconta il figlio Mario al Foglio – mio padre aveva continui attacchi di panico. Soprattutto quando incrociava una volante delle forze dell’ordine, o quando lo fermavano ai posti di blocco per un normale controllo. Nonostante l’aiuto psicologico che ha avuto da professionisti, e da noi famigliari, non è più riuscito a reagire”. “Io non so se quell’esperienza abbia influito sulla sua morte”, osserva il figlio dell’ex sindaco, “non ho certo la prova scientifica per poterlo affermare, ma mio padre è stato male a livello psicologico per anni, ed è impossibile che il corpo non ne abbia risentito”. “L’inchiesta ha colpito duramente anche tutte le cosche della zona, e a me fa piacere – dice infine Donnici – ma sa cosa ha fatto soffrire davvero mio padre? L’esposizione mediatica. Quella lo ha annientato”.

Comitato del No usa una falsa citazione di Borsellino.
Una fake news accertata, una citazione mai pronunciata, e il nome di Paolo Borsellino usato in una campagna referendaria. Informare i cittadini significa partire dalla verità, non da frasi inventate e già smentite. Chi chiede un voto consapevole dovrebbe essere il primo a pretendere correttezza. Per questo quel video va rimosso. Verità, rispetto, trasparenza. È il minimo.
Quando Gratteri nel 2022 era a favore della separazione delle carriere
Nel maggio 2022, ospite a Otto e mezzo su La7, il magistrato Nicola Gratteri lo spiegava con chiarezza: l’appartenenza a una corrente può costituire un vantaggio rilevante nel percorso interno alla magistratura. Una riflessione che già allora metteva in evidenza una realtà precisa: la riforma serviva e serve, perché la magistratura non è riuscita a introdurre correttivi interni e il peso delle correnti è rimasto intatto.
“Con i manifesti sui giudici abbiamo abdicato alla nostra terzietà”
La giudice Natalia Ceccarelli, membro del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM, durante il direttivo del sindacato delle toghe si è esposta senza mezzi termini contro l'operato dell'ANM durante la campagna referendaria. Un documento importantissimo che vi chiediamo di far girare il più possibile. Ecco le parole della magistrata: "come si fa a tornare a un confronto sereno dopo la divulgazione di quei manifesti nei quali noi, l'Associazione Nazionale Magistrati, della quale io faccio parte come minoranza, ha abdicato a un qualsivoglia approccio tecnico contenuto al merito della riforma abbracciando la politica e il modus degli imbonitori. Abbiamo abdicato al nostro ruolo tecnico, abbiamo abdicato alla nostra terzietà e siamo diventati agitatori di menti, di coscienze abdicando anche al nostro ruolo istituzionale che è quello di comporre i conflitti e non di suscitarli."
Di Pietro «Non mi interessa che governo ha fatto la riforma ma che serva ai cittadini»
Ieri con Antonio Di Pietro, del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, assieme al Presidente Nicolò Zanon e al Portavoce Alessandro Sallusti abbiamo registrato un podcast appassionante e ricco di argomentazioni in cui si fa chiarezza sulle ragioni del Sì alla riforma. Una riforma non di parte, ma una battaglia di civiltà. Come ha sottolineato Di Pietro: "si può essere anche di idee diverse politicamente parlando, ma si deve guardare l'obiettivo e l'obiettivo è: mi serve o non mi serve questa risposta? Serve o non serve al cittadino? A mio avviso serve, quindi non mi interessa se l'ha fatto il governo bianco o il governo nero, mi interessa a chi serve oggi e a chi servirà domani, perché le maggioranze, i governi passano, la Costituzione resta." Domani pubblichiamo la puntata integrale. Intanto dicci la tua nei commenti e diffondi il video!
Referendum: la falsa narrazione di Conte e Schlein
Da giorni circola una narrazione martellante da politici sul fronte del NO e ANM: la riforma della giustizia servirebbe ai politici perché mette i magistrati sotto il loro controllo. È totalmente falso. L'analisi di Eleonora Tomassi.
La grande menzogna dell'ANM spiegata dal Procuratore Capoccia
Giuseppe Capoccia, magistrato e procuratore di Lecce, spiega come l’ANM stia diffondendo menzogne ai cittadini attraverso i suoi manifesti, sostenendo che la riforma sottoporrebbe i giudici alla politica. Per Capoccia, nella riforma non si parla in alcun modo di controllo del PM e definire il giudice “controllato” è una falsità. Diffondere l’idea di una magistratura “controllata” rischia di alimentare contrapposizioni pericolose, sia all’interno della categoria sia nei rapporti istituzionali dello Stato. Ascoltatelo e diteci cosa ne pensate.
Capoccia spiega perché è necessaria la separazione delle carriere
Il procuratore capo di Lecce, Giuseppe Capoccia, spiega al TG1 perché la separazione delle carriere è necessaria, chiarendo la distinzione tra il ruolo del pubblico ministero e quello del giudice.
Sallusti in diretta Tv spiega a Travaglio a cosa serve la riforma: applausi!
Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato del Sì, ospite in diretta TV ad Accordi & Disaccordi su Nove, ha spiegato a Marco Travaglio a cosa serve la riforma: «Una riforma è un intervento di manutenzione straordinaria su qualcosa che non funziona più. È come una casa: entra acqua dal tetto, le fondamenta traballano. Si interviene per mettere in sicurezza l’edificio. Poi certo c’è da aggiustare la lampadina sul ballatoio o da cambiare l’ascensore, ma finché la casa non è in sicurezza cambiare l’ascensore non serve a nulla, perché gli inquilini non sono al sicuro e nemmeno chi passa sotto.»
Referendum Giustizia: "con il Sì giudici più liberi"
Claudia Eccher, componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura, invita i cittadini a partecipare al referendum. Spiega che la riforma è “epocale” e che il suo obiettivo è avere magistrati più liberi di decidere, senza condizionamenti delle correnti e contesta l’idea che la riforma sottoponga il pubblico ministero al potere politico. Ascoltatela e diteci che ne pensate.
Nordio spiega perché Falcone era per la separazione delle carriere
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista esclusiva con il portavoce del Comitato Sì Riforma Alessandro Sallusti, ha ricordato che Giovanni Falcone, era favorevole alla separazione delle carriere spiegando il perchè.
Perché Garlasco e i casi di malagiustizia c'entrano con il Referendum
Perché Garlasco e i casi di malagiustizia c’entrano con il referendum? Perché mostrano cosa succede quando la giustizia non funziona come dovrebbe. E oggi c’è una soluzione concreta per correggere queste distorsioni: la riforma. La scelta davanti agli italiani è semplice: se pensi che la giustizia debba cambiare, devi votare Sì. Questa volta il giudice sei tu: vota Sì!
Il magistrato Saraco esce dall'ANM "Si comporta come un partito"
Antonio Saraco, consigliere alla Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ed ex componente del direttivo ANM, ha annunciato poco fa al TG1, la sua uscita dall’Associazione Nazionale Magistrati e la motiva così: "ANM si comporta come un partito politico".
La lezione di giustizia arriva da Sabino Cassese
Giudici e pubblici ministeri lavorano nello stesso sistema, ma non svolgono lo stesso ruolo: è come in un sala operatoria, dove anestesista e chirurgo collaborano per lo stesso intervento, ma con funzioni e responsabilità diverse. Sabino Cassese, ex giudice della Corte costituzionale, spiega perché distinguere le carriere non significa indebolire la giustizia, bensì rafforzarne equilibrio, imparzialità e credibilità.
Perché votare sì al Referendum (spiegato facile)
Perché votare sì spiegato semplice semplice. Informati e decidi. Questa volta il giudice sei tu!
Quando Travaglio nel 2021 chiedeva il sorteggio del CSM
Ospite a Otto e mezzo su La7, il 4 giugno 2021, il fondatore e direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio indicava nel sorteggio l’unico strumento capace di sbaragliare le correnti nel CSM, sostenendo la necessità di una riforma costituzionale per ridurne il peso e restituire credibilità alla magistratura. Oggi, però, si schiera per il No, prendendo le distanze da ciò che lui stesso definiva l’unica soluzione.
Caro Pif, ascolta Falcone sulla separazione delle carriere
Caro Pif, ti invitiamo a non ascoltare solo la campana dell'ANM che difende il suo potere, non l'indipendenza dei magistrati. Infatti tanti magistrati, sia PM sia giudici, sono a favore del Sì e lo dicono pubblicamente. Ma se proprio non ti fidi, ti invitiamo ad ascoltare le parole di Giovanni Falcone. Buona riflessione.
Alessandro Sallusti e Luca Palamara a "Cinque minuti"
Tra il 2018 e il 2024, 4.920 persone incarcerate per errore e solo 9 magistrati con lievi sanzioni. Palamara ha sottolineato come il sorteggio possa ridurre il potere delle correnti, favorendo la nascita di una nuova classe dirigente nella magistratura e consentendo a chi giudica di sedere al CSM con maggiore autonomia: non come espressione di una corrente, ma come figura sorteggiata, più libera perché non legata a schemi di appartenenza.
Motivazioni del Sì contro motivazione del No
Abbiamo messo a confronto le ragioni del no, enunciate dallo storico dell'arte Tomaso Montanari, e quelle del SÌ spiegate dal nostro Presidente, il prof. Nicolò Zanon. Ascolta e fai la tua scelta. Questa volta il giudice sei tu! Il 22 e 23 marzo vota SÌ.
L'ex ministro PD Marco Minniti: "Referendum Giustizia? Voterò Sì, mi sembra un dovere civile"
Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or ed ex Ministro PD, conferma il suo SÌ al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, definendolo un dovere civile. Intervenendo a Ping Pong su Rai Radio1, sottolinea che una giustizia riformata rappresenta un passo avanti per il Paese, anche sul fronte delle politiche della sicurezza, e osserva che la riforma arriva forse troppo tardi, per responsabilità collettive, ma può rendere l’Italia più moderna e più europea. Una riforma non di parte ma di civiltà.
Le argomentazioni di Landini non reggono. Il giudice Manca ci spiega perché.
Il giudice amministrativo, già giudice penale, Ettore Manca conferma la sua convinta adesione al Sì e spiega perché la battuta di Maurizio Landini (“sorteggiamo anche i parlamentari e i sindaci”) non regge: parlamentari e sindaci rappresentano i cittadini e sono legittimati dal voto, mentre il CSM è composto da magistrati proprio per garantire autonomia e indipendenza della magistratura, come prevede la Costituzione. Manca aggiunge che, anche dopo la riforma, nei due CSM (giudici e pm) resterà una nettissima maggioranza togata: 2/3 magistrati e 1/3 di provenienza parlamentare, preservando la funzione di garanzia.